In proposito è opportuno ricordare come la UE abbia fatto dello sviluppo dell’economia digitale uno dei suoi maggiori argomenti di attenzione alla luce del rilevante contributo alla crescita economica che essa è e sarà in grado di dare. Al contempo, come peraltro ben evidenziato anche nei lavori condotti a partire dal 2013 nell’alveo del Progetto BEPS (Base Erosion and Profit Shifting) dell’OCSE, questo tipo di economia ha anche creato un’importante “distorsione fiscale”: sulla base dei dati rilevati, l’effettiva aliquota fiscale per le aziende digitali – come società di social media, piattaforme di scambio e fornitori di contenuti online – è circa la metà di quella delle aziende tradizionali – e spesso molto meno.
Più precisamente, l’UE ha rilevato che, in media, le imprese digitalizzate subiscono una tassazione effettiva equivalente al 9,5%, rispetto al 23,2% a carico invece dei modelli di business tradizionali. Ciò deriva dal fatto che le normative fiscali attuali non sono state elaborate per queste tipologie di imprese, che sono globali, virtuali o caratterizzate da una presenza fisica minima o inesistente. Il cambiamento nello scenario economico è stato radicale: attualmente 9 delle 20 società più importanti al mondo per capitalizzazione di mercato sono digitali, rispetto a 1 su 20 di dieci anni fa.
Allo stesso tempo, gli Stati Membri dell’UE sono sottoposti a una maggiore pressione politica per garantire che tutte le imprese, sia digitali che tradizionali, contribuiscano equamente al gettito fiscale in proporzione al valore generato: esiste infatti un rischio reale per le entrate fiscali degli Stati Membri qualora i profitti realizzati dalle società digitali non riuscissero ad essere attratti a tassazione.
Per tale motivo, come sopra accennato, già nel settembre 2017, i ministri delle finanze dell’UE – dietro la spinta di Italia, Germania, Francia e Spagna – hanno chiesto una soluzione comune per affrontare le sfide della tassazione digitale. Subito dopo, anche il Parlamento europeo ha chiesto un’azione rapida e ambiziosa sulla tassazione digitale.
Pertanto, la tassazione dell’economia digitale è rapidamente divenuta una parte fondamentale del programma di equità fiscale della Commissione, la quale si è impegnata ad esaminare le opzioni per la tassazione digitale al fine di sviluppare un approccio comune a livello UE.
Alcuni Stati Membri hanno iniziato a cercare soluzioni unilaterali per tassare le attività digitali: tuttavia, in considerazione delle peculiarità del business digitale e delle sue modalità concrete di svolgimento, diviene alto il rischio di criticità operative sia sotto il profilo giuridico che sotto quello fiscale (special modo con riferimento a potenziali fenomeni di doppia tassazione a carico delle imprese multinazionali).
Di conseguenza, un approccio coordinato è l’unico modo per garantire che l’economia digitale sia tassata in modo equo, sostenibile e favorevole alla crescita.
In questo contesto, la Commissione Europea ha presentato due distinte proposte legislative:
- la prima iniziativa è intesa a riformare le norme in materia di imposta sulle società, in modo che gli utili siano registrati e tassati nel luogo in cui le imprese hanno un’interazione significativa con gli utenti attraverso i canali digitali. Si tratta della soluzione a lungo termine preferita dalla Commissione;
- la seconda proposta risponde alle richieste di numerosi Stati Membri di istituire un’imposta temporaneada prelevare sulle principali attività digitali, che al momento sfuggono a qualsiasi tipo di imposizione nell’UE.
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24 Marzo 2018 a 0:03
Digital Tax: arriva la proposta della Commissione Europea – II° parte - Euroconference News