La presunzione sulla plusvalenza da cessione d’azienda è indipendente
di Chiara RizzatoSandro Cerato - Direttore Scientifico del Centro Studi TributariSovente capitava che, in tema di accertamento sulle plusvalenze realizzate a seguito di cessione di azienda, il valore dell’avviamento reso definitivo ai fini dell’imposta di registro, assumesse carattere vincolante per l’Amministrazione finanziaria. L’Amministrazione finanziaria pertanto era legittimata a procedere con un accertamento induttivo, qualora nel bilancio del soggetto economico vi fosse l’indicazione di un’entrata derivante dalla vendita di un bene inferiore rispetto a quella accertata ai fini dell’imposta di registro. Nell’ordinanza della Cassazione n. 7023/2010 si dispone infatti che nel caso di cessione d’azienda il valore dell’avviamento accertato definitivamente ai fini dell’imposta di registro non sia da ritenersi vincolante in maniera assoluta per l’Amministrazione ed il contribuente in sede di accertamento ai fini Irpef, ma legittimi solo l’Amministrazione ad agire in via induttiva per accertare l’eventuale plusvalore emergente dalla cessione. Il contribuente potrà difendersi fornendo, e provando, le motivazioni che hanno giustificato un minor corrispettivo di cessione e superare così la presunzione di corrispondenza del prezzo incassato con il valore di mercato accertato in via definitiva in sede di applicazione dell’imposta di registro, dimostrando in concreto di aver venduto ad un prezzo inferiore.
Dall’ordinanza sopra esposta si evince pertanto come l’Amministrazione finanziaria non possa ritenere che vi sia un assoluto collegamento tra i due valori, per ragioni che si configurano nei concetti insiti nelle norme tributarie stesse, e quindi non possa procedere a priori con la rettifica del valore ai fini dell’imposizione diretta.




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